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[nec tecum nec sine te]

Parola di lumaca sul niente di una foglia? Non è la mia. Non ti fidare. Acido acetico in latta sigillata? Non ti fidare. E' roba adulterata. Un anello d'oro con dentro il sole? Bugie. Bugie e dolore. (Sylvia Plath)

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In una relazione di distacco

Siamo seduti sul pavimento.

Le spalle dell’uno aderiscono a quelle dell’altro.

“Contatto”, diciamo, nel sentire la pelle contro la pelle.

“Freddo”, diciamo, se pensiamo ai glutei e al retro delle cosce che combaciano con il linoleum.

Non siamo legati, o costretti. Possiamo muoverci come e quando ci pare. Ma decidiamo di trascorrere un giorno intero nell’atrio della Grande Stazione in una relazione di contatto e di freddo. Abbiamo entrambi un quaderno tra le mani e una penna. Trascriviamo fedelmente ciò che osserviamo.

1° osservazione. La gente non bada a noi.

(Ci vietiamo interpretazioni di qualsiasi natura. Non sarebbe corretto dire che la gente non bada a noi in quanto abituata, ormai, ad ogni sorta di stranezza. Constatiamo solo ciò che accade. Dunque: “la gente non bada a noi” è l’affermazione più onesta che ci sentiamo di trascrivere)

Questo lo attestiamo entrambi.

2° osservazione.

Uno di noi scrive: Le spalle dell’altro sono un appoggio solido. Se fossi da solo dovrei gravare su un equilibrio di forza. In questo modo sento meno la fatica. Le mie gambe, da questa prospettiva, sono rivolte a Sud.

L’altro di noi scrive: Il quaderno sul mio grembo non è perfettamente allineato. La costola centrale converge nell’incavo tra le cosce unite. Non posso scrivere fino alla fine del rigo. Le mie gambe, da questa prospettiva, sono puntate a Nord.

3° osservazione

Uno di noi scrive: La donna anziana strattona un piccolo cane al guinzaglio. La donna indossa un lungo soprabito nero. E’ alta e magra, ma il viso è per metà coperto da una sciarpa di lana grigia. Ha un cappello floscio calcato sulla testa e con la mano destra tiene stretta una grossa borsa di cuoio scuro. Con la mano sinistra agguanta il guinzaglio del cane. Il guinzaglio è una lunga striscia sottile di pelle rossa. Il cane è di piccola taglia, dal pelo giallo e rado. Le orecchie sono dritte e la coda termina con un ricciolo piegato all’ingiù. Il cane indugia con il naso sul linoleum. La donna anziana tira il guinzaglio ed il cane fa resistenza facendo leva sulle zampe posteriori. Si allontanano dirigendosi verso il binario numero 36. Quando svoltano il pilastro all’inizio della banchina, non riesco più a vederli.

L’altro di noi scrive: L’uomo intorno ai quarant’anni si avvicina all’edicola sulla sinistra. Indossa una giacca e dei pantaloni blu. La camicia è bianca e la cravatta di un grigio perlato. Le scarpe, nere, sono in pelle lucida. Stringe nella mano sinistra la maniglia di una ventiquattrore grigio scuro in polietilene. Con la mano destra tira fuori dalla tasca interna sinistra della giacca un portafogli nero e opaco. Sfila un quotidiano da una delle risme appoggiate sul banco dell’edicola e appoggia la ventiquattrore tra i suoi stessi piedi. Prende degli spiccioli dalla tasca laterale del portafogli e li porge all’edicolante. Dal punto in cui mi trovo posso vederne solo la mano sinistra che sbuca dal cumulo di giornali. L’uomo intorno ai quarant’anni piega il quotidiano e lo ficca nella tasca esterna destra della giacca. Si china a raccogliere la ventiquattrore con la mano sinistra e si avvia con un passo veloce verso il binario 14. Quando svolta il pilastro all’inizio della banchina, non riesco più a vederlo.

4° osservazione

Uno di noi scrive: Non sento più le spalle dell’altro. Non le percepisco più come “contatto”. Potrebbe trattarsi di un muro, a questo punto. Oppure soltanto del mio equilibrio di forza. Trovo irrilevante che le mie gambe siano rivolte a Sud. Quando bisogna trascrivere, una direzione vale l’altra.

L’altro di noi scrive: Non posso più definire “freddo” il combaciare dei miei glutei e delle mie cosce al linoleum. La mia calligrafia segue le curve della carta ed è diventata sghemba.

5° osservazione. La gente continua a non badare a noi.

Questo lo attestiamo entrambi.

Siamo ancora seduti sul pavimento.

Le spalle dell’uno aderiscono a quelle dell’altro.

Non diciamo più “contatto” e “freddo”. Le spalle dell’uno o dell’altro potrebbero essere un muro oppure soltanto un equilibrio di forze. I glutei ed il retro delle cosce che combaciano con il linoleum non percepiscono più il freddo.

Non siamo legati, o costretti.

Possiamo muoverci come e quando ci pare. Ma vogliamo trascorrere un giorno intero nell’atrio della Grande Stazione in una relazione che diventa distacco. Abbiamo entrambi un quaderno tra le mani e una penna.

Trascriviamo fedelmente ciò che osserviamo.

Questo lo attestiamo entrambi.

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