Mi racconta dell’ape regina entrata in casa, e che hanno dovuto chiamare un vicino in aiuto per risucchiarla con l’aspirapolvere. C’è un parco, sotto casa, è arrivata da lì.
Credevo che le api regine fossero prigioniere, fino alla morte, nella propria cella, ma non ne so abbastanza per poter confutare la natura dell’insetto che hanno aspirato. L’ho solo immaginato vorticare nel tubo flessibile, venire inghiottito dal mucchio di lanugine, acari e polvere del sacchetto di ricambio, e arrivederci e grazie.
Poi mi ha detto di Giulio.
E la sera si è fatta più buia.
[vorticava nel vento, quella tenda alla finestra. era bianca, al contrario del cielo e dei tuoni, della compatta nuvolaglia che veniva dritta verso di noi. sullo scaffale c'era una cartelletta e, sulla cartelletta, le iniziali del mio nome. mi sembrava giusto che fossero soltanto due consonanti puntate. rappresentavano perfettamente ciò che ero. la scatola coi kleenex era appoggiata sulla scrivania. gli dissi, ridendo tra le lacrime, che avrei dovuto pagare un extra per il consumo compulsivo.]
Successe così anche con L. Che lo seppi molto dopo, intendo. E, pressappoco, nello stesso periodo. Lo scarto peggiora l’evidenza, il cerchio si chiude, e il buio si fa più buio. L’ape regina viene risucchiata nella polvere, e arrivederci e grazie.
[ciao, G.]