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[nec tecum nec sine te]

Parola di lumaca sul niente di una foglia? Non è la mia. Non ti fidare. Acido acetico in latta sigillata? Non ti fidare. E' roba adulterata. Un anello d'oro con dentro il sole? Bugie. Bugie e dolore. (Sylvia Plath)

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[M]eta/linguaggi

Ottobre 31, 2008 di biancamara

Dovessi dire, direi del cielo e dei sogni. Ma per dire del cielo dovrei essere poeta, trovare ogni possibile aggettivo che definisse quel che provo nell’osservare il lento movimento delle nuvole o il loro ammassarsi strette strette, quasi avessero timore dello spazio enorme in cui sono costrette a vagolare. Non ne sono capace. C’è qualcosa di rappreso, dentro me, qualcosa che è meglio trattenere, che mi rende incapace d’espressione, come se avessi congelato un globo di fuoco e riuscissi a vederlo, immerso nel ghiaccio, solo in controluce. Potrei sforzarmi, sublimare in una prosa acida, trovare un alter-ego plausibile per far fluire quello che mi sospende, ma non ho sufficienti forze, la pioggia mi dilava e mi leva sostanza, mi fa molli le gambe e pesanti le palpebre.


Potrei dire dei sogni, allora. Quelli son più facili. Superfici smangiate e imprecise, immagini che non hanno bisogno di giustificazioni per legittimare la propria esistenza casuale. Di come il bambino batteva la tempia, per esempio, e fuoriusciva un laghetto di sangue che si allargava sul pavimento, ed io gli prendevo il capo tra le mani e piangevo, piangevo. Di come m’hai detto “chiodo scaccia chiodo”, con leggerezza, ed io mi sono sentita interscambiabile, una foto qualsiasi da sostituire con un’altra figura plastica. Di come, tutto sommato, mi stava bene e di quanto sono capace di diventare altro senza neppure bisogno di fare un grande sforzo. Parlare dei sogni è facile. Ci si mescola tutto, non si fanno distinzioni. Non ci si preoccupa se i cani sono azzurri e se gli asini volano, se il cielo sparisce e tu mi baci. Nei sogni, per esempio, si può dire, “non volevo mi trovassi, non ero lì per te, difatti avevo cambiato forma, assumendone una spigolosa e verde, e poi m’hai cantato una canzone, e m’hai costretto a un controcanto risicato”. Nei sogni si può parlare con lingue sconosciute e fingere di capirsi, o esserne convinti. Si può anche dire va bene così, è tutto un perdersi e ritrovarsi, una cosa che alla fine sfianca senza neppure conoscerne il motivo. Nei sogni, si sa solo che non si hanno parole per descrivere il cielo che si osserva e che si ascoltano canzoni facendo finta che a parlare siano gli angeli, quelli che non abbiamo visto mai, ma che abbiamo immaginato perché, da vecchi, siamo ancora capaci, nei sogni, di sognare.

Pubblicato in esercizi illetterati | Contrassegnato da tag quasi/racconti | 14 Commenti

14 Risposte

  1. su Novembre 4, 2008 a 23:53 transit

    rapsodia di emozioni
    parole ubriache di percezioni
    volo di anima e di vento

    nuvole catturate di notte
    portate giù nel pozzo
    e prigioniere per sempre

    bambina nello sguardo
    adulta nei vestiti colorati
    e negli occhiali scuri

    il cuore è forte
    il pescato pesante
    la rete un ricamo

    incerta posi
    il passo sulla soglia
    del giorno e della notte


  2. su Novembre 5, 2008 a 11:44 biancamara

    Grazie, Transit, per questi tuoi versi posati qui.


  3. su Novembre 5, 2008 a 14:31 andrea

    molto bella…
    “da vecchi, siamo ancora capaci, nei sogni, di sognare”.
    se posso (ma non è un appunto): fossatiana.
    Ma bella: parole che ti prendono l’attenzione, ti ballano intorno e tu le segui e ti trovi anche tu a ballare… è proprio un bel mestiere il tuo :)


  4. su Novembre 5, 2008 a 17:25 biancamara

    fossatiana? è una lusinga, certo, altro che appunto…
    (e quale sarebbe, di grazia, il mio mestiere? :-) )


  5. su Novembre 6, 2008 a 14:05 andrea

    di scrivere mi pare (che il mio mestiere non è (arieccoci…: m’è toccato quello di disegnare).
    non so se tu lo faccia con guadagno; ma certo i ferri ce li hai. E anche parecchia voglia mi pare :)


  6. su Novembre 6, 2008 a 19:18 biancamara

    scrivere, caro Andrea, non è il mio mestiere (e in questo momento meno che mai). anche sulla voglia starei a sindacare: non è più quella d’un tempo o si è trasformata prendendo una deriva decisamente “privata” (ma non faccio testo: ho dei picchi, in questo senso, verso il basso o verso l’alto a seconda della traiettoria dei raggi solari e del mio umore)
    disegnare, accipicchia, quella sì che è una bella roba. un po’ ti invidio: avrei voluto fare quello, nella vita. semplicemente non ho potuto. magari la prossima, chissà…


  7. su Novembre 6, 2008 a 23:08 aitan

    io voglio continuare a leggerti


  8. su Novembre 7, 2008 a 00:52 biancamara

    così perentorio, Aitan, devo dire che mi spaventi un po’ :-)
    (grazie)


  9. su Novembre 7, 2008 a 09:12 transit

    Biancamà già vedo il gran Visir Aitan che assisio sul trono nel deserto degli emirati arabi e circondato da danzatrici biondissime e occidentali che si esibiscono 24 su 24 nella danza del ventre, mentre tu, per suo diletto, narri versi e racconti. Penso che dovresti intraprendere un azione sindacale per le 6 ore e 40 giornaliere. Uno avrà pure diritto a un po’ di svago che adesso ci sta pure Obama Presidente.


  10. su Novembre 7, 2008 a 11:16 biancamara

    Transit, ad essere sincera non riesco proprio ad immaginarmi Aitan nelle vesti di un gran Visir – conosco di pirsona pirsonalmente il suddetto blogger ed è uomo galante e cortese, troppo, per avere a disposizione un parterre di biondissime danzatrici del ventre… -

    sul diritto allo svago e ll’ozio concordo appieno. soprattutto ora che ci sta pure Obama Presidente. (dicono sia un po’ abbronzato, e siccome riporto la suddetta osservazione io pretendo – per qualche modo trasverso – la mia laurea ad honorem in coglioneria: possibilmente che arrivi con plico espresso dalla Russia, mò mò…)


  11. su Novembre 7, 2008 a 15:42 andrea

    cara biancamara fammi dissentire: prima di tutto sulla “deriva privata” (non tua: di tutti) dello scrivere che normalmente non scivola in un blog; e poi (e soprattutto) … (perdonami se faccio il critico della domenica) ma quello che di tuo mi sorprende è proprio la (positivissima) mancanza di spontaneità: che più non ce ne vuole biancamara, ci se n’ha anche troppa; tu hai una scrittura “razionale”, pensata, strutturata ed io credo che sia quello diventato prezioso in un momento di “tuttiscrittori”.


  12. su Novembre 7, 2008 a 16:45 biancamara

    Andrea, che ci sia qualcosa di calibrato nella mia scrittura che io padroneggio “malgrado me”? :-)
    già il fatto di sorprenderti, in qualche modo, mi rende soddisfatta. grazie per i tuoi passaggi qui.


  13. su Novembre 7, 2008 a 19:22 usermax

    OT: grazie, P., un abbraccio forte, a presto, M.
    :)


  14. su Novembre 7, 2008 a 19:34 biancamara

    oh, sì, Max, a presto. davvero.

    p.



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