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[nec tecum nec sine te]

Parola di lumaca sul niente di una foglia? Non è la mia. Non ti fidare. Acido acetico in latta sigillata? Non ti fidare. E' roba adulterata. Un anello d'oro con dentro il sole? Bugie. Bugie e dolore. (Sylvia Plath)

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[O]ra letale, ora solare

Ottobre 26, 2008 di biancamara

Il sonno protegge. Il sonno è la cura.
[c'erano sempre quelle maledette lampadine a basso voltaggio, ch'io ricordi. e il soffitto marrone ad incombere, a schiacciare al suolo. le passeggiate notturne e solitarie lungo le mura medioevali, la guardia notturna e il fascio di luce della sua torcia. metto qui tutto quello che è venuto a galla. è il rigo di nero attorno al bordo della vasca: peli, cellule morte, capelli, quando di più immondo possa secernere un corpo. freddo. c'era anche il freddo e veniva su sotto molte forme, quando mi inginocchiavo, per esempio, per frugare nei cassetti, o quando voltavo le pagine della letteratura italiana volume primo e mi facevo quanto più accosto potessi alla stufa a cherosene. puzzava, quella stufa. e, a volte, sbuffava in una vampa improvvisa, che mi faceva sussultare. il pavimento della camera da letto era di moquette sintetica. marrone pure quella. tutte cose trovate là. robe estranee ed io non battevo ciglio. l'unica cosa che volevo era stare. stare accanto, possibilmente. metto qui tutto quello che è ritornato a galla. gli stupidi sassi di cui riempio le mie tasche non assolvono il compito che gli è proprio. fanno solo peso inutile sui passi. ci sono momenti in cui le cose prendono una distanza da me, o forse sono io che mi allontano, chissà. reclamo l'identità della tazza, e quella non arriva. dico al libro, libro, e quello non risponde. sono io, forse, che dimentico le assegnazioni più elementari e pecco d'orgoglio e fantasia adoperando un lessico improprio. quand'anche le parole non mi riconoscono più, ed io non riconosco loro, arriva un punto in cui qualsiasi ticchettio d'orologio perde senso. il tempo si dissolve, diventa morte, diventa una cosa che si sgretola tra le dita, un femore essiccato, una foglia rinsecchita, una carta vecchia, vecchissima, sui cui tutto ciò che era stato scritto è diventato polvere e più non luccica. la forza divina della mia fragilità è l'altare del tempio su cui sacrifico ogni cosa in nome dell'amore]
Il sonno, talvolta, è l’unica arma che ho.

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