
Al crepuscolo condussi
la bambina che non vede
per un tratto nel bosco
dove c’erano oscurità e ombre.
La condussi verso un’ombra
che ci veniva incontro.
Le sfiorò le gote
con le sue dita vellutate.
E ora lei pure
predilige le ombre
svanita è la paura che fu.
Opal Whitely
Si infiltra nelle crepe dei marciapiedi corrosi, una tregua, un rosso denso che non è sangue, ma supplica e assoluzione.
Trova rifugio nel mio sguardo obliquo, nella cadenza dell’incedere, nel perdono che devo alle mie irresolutezze, alle mie esitazioni da uccellino impaurito – la mia bellezza, è questa, gli occhi al suolo e poi al cielo -
Cade negli interstizi tra le mattonelle un frantume che è quiete di passo.
Trova asilo nel profumo del legno di cedro, delle pagine intonse dei libri, nel filo sottile degli incensi al cinnamomo.
Ho detto sono tornata. I gatti hanno aguzzato le orecchie e, a loro modo, sorriso. Dai muri di mattoni rossi è risalito come un sospiro, ma il ticchettio degli orologi non ha subito variazioni degne di nota.
[ho fatto un lungo viaggio. è durato anni. mi hanno levato la pelle e mi hanno cucito addosso un abito troppo stretto. me lo sono tirato via coi denti, brandello dopo brandello, esponendo la carne viva al contagio d'ogni morbo. detto così può sembrare semplice - ma come si può spiegare, altrimenti, la vita? transiti di valichi e guadi di fiumi, una minutaglia di sentimenti simili a minuscole sfere di cristallo a rotolare sotto le suole, l'equilibrio incerto di certi grigi appena accennati, le idiosincrasie al nero e al bianco, respiri, innumerevoli respiri che solo a pensarli manca il fiato, e battiti, diomio, quanti ne può sopportare un cuore? - ]
Il mio posto è questo. Sono tornata. Come per miracolo so di essere dove sono.
[tenero luogo nel quale le mie irrequietezze vengono lenite dall'unica mano che sa il verso giusto da assegnare alla carezza, senza che arrivi il morso a rendere vana la blandizia]
Guarire da se stessi è un processo lento [per/corso di dolore, ricorsivo, dai prezzi altissimi in cui è necessario mangiare i propri escrementi per ritornare puri, nutrirsi di scorie e insetti, rosicchiare le proprie ossa, divorarsi il cuore fino a ridurlo a niente]
Poi bisogna sapersi calare nella luce e affidarsi, così come si è fatto con la peggiore delle oscurità.
In un circolo d’amorosa gratitudine.


