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[nec tecum nec sine te]

Parola di lumaca sul niente di una foglia? Non è la mia. Non ti fidare. Acido acetico in latta sigillata? Non ti fidare. E' roba adulterata. Un anello d'oro con dentro il sole? Bugie. Bugie e dolore. (Sylvia Plath)

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[D]escanso – 3 -

Agosto 25, 2008 di biancamara

[7 cose vecchie come me]

“Non starò qui a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo…
“

1.
C’è un pioppeto. I lunghi fusti dalle cortecce grigie. Un tappeto d’ombra – una svogliata lontananza -, e una radura tra i noci. Passi che ricalcano l’imprecisione di un ricordo. [attorno, una rotonda geometria di colline, linee curve e indefinite, il sole come una grossa arancia sospesa ad un filo e non è mai banale]


2.
Se metto la mano sul fusto degli alberi, avverto un respiro freddo. L’accoglienza di un abbraccio cui si sfugge. Non mi toccare, penso, non mi toccare, altrimenti mi disperdo e dopo è fatica ritrovarmi, sono una pura invenzione, un caso.

3.
Una controra di cicale. Piano, la tenda bianca si gonfia e viene risucchiata. Un divenire sonnolento. Una penombra fresca e una deriva. Dapprima la mano è sul fianco. Chiudo gli occhi. Mi lascio percorrere. Sono una strada come un’altra, che non conduce a niente o in ogni luogo.

4.
Un gatto attraversa lo spiazzo assolato. Cerca un riparo dal calore. Le foglie stormiscono sotto un vento, – canto ipnotico – , e non è più un luogo quello in cui sto. Con altri occhi vedo il movimento del cielo, le nuvole che si spostano a branchi, simili ad animali impauriti.
Posso distinguere molte cose in questo modo. Messaggi e messaggeri. Mi sembra tutto così chiaro da apparire doloroso tale è la quiete che vi leggo.

5.
Il rintocco di una campana. Sottane nere al vespro. Sulle lapidi, vipere acciambellate, che si scaldano il ghiaccio del sangue.
E’ l’ora peggiore per deporre fiori.
Dalle navate buie affiora un sentore d’umido che si mescola ai fiati acuti dell’incenso. Le facce dei santi sono immobili. Spine, e cuori trafitti da spade.
Liturgia pagana, la mia.
Solo apparenza.

6.
Mi riposo guardando.
Lenta faccio scorrere gli occhi sulle cose. Il lucido del legno di ciliegio. Il piumaggio incandescente della cornacchia. Il crinale che digrada. I girasoli dalle corolle chine, sentinelle schierate contro il disinganno. Un silenzio che non è poiché schiude voci piccolissime e sussurri. Sottoterra, i fiati delle piccole creature, lieve lo scavo, un frammento d’universo, mi pare, e quel cricchiolio incessante di antenne e zampette. Il bianco d’una spuma che lascia una traccia contro l’azzurro e il viola, ed io sorrido.
Qualcuno mi sta pensando. Qualcuno, da lontano, mi dice amore, amore, e mi canta filastrocche da bambina. Accenno passi di danza, inciampo e cado. Ma la terra è un tappeto di foglie tenere. Mi accoglie.

7.
Sette spiritelli fiammeggianti. Sette streghe. Sette draghi a sette teste.
Il frullare d’ali d’un barbagianni. E il verso della civetta, a notte.
Un drappeggio di stelle, la luna, un uovo enorme.
Così piccola, mi sento.
Ma non affondo dentro al buio. Mi lascio avvolgere, piuttosto, dalle spire blu.
La potenza dell’infinito tutta sulla mia testa, ed io che ringrazio non so bene chi.

[Arriverà settembre mentre non sarò qui.
Ora vado. Ho un po' di strada da fare. Ma non ho fretta. No. Non ne ho. Né di partire, né di ritornare.]

Pubblicato in esercizi illetterati | Contrassegnato da tag quasi/racconti | 10 Commenti

10 Risposte

  1. su Agosto 25, 2008 a 20:36 giovanni

    povera vecchina !

    c’è sempre qualcuno che ti sta pensando


  2. su Agosto 27, 2008 a 12:04 GiovanniMonasteri

    La controra è pericolosa. Per i boschi si aggira Pan, a quell’ora. E dunque questo sentimento panico, questo confondersi (anche) di piani temporali e narrativi. E’ inevitabile che qualcuno avverta, anche da lontano, questa confusione/eccitazione panica, e ti pensi. Appena tocchi il fusto dell’albero, lui avverte la carezza della tua mano… e ti pensa :)

    Ciao, biancamara traslocata e trasognata


  3. su Agosto 27, 2008 a 16:14 ObscureDeb

    tornerò sicuramente!
    mi piace il tuo modo di scrivere


  4. su Agosto 28, 2008 a 22:54 mariobianco

    le tende bianche a forza di risucchiarsi
    diventavano sempre più sottili e gialline
    e impalpabili poi,
    che sembravano sete vecchie
    di ‘na tomba cinese,

    le cicale di lontano tacevano
    e stupivano,
    magari piangevano
    da quegli occhi brutti
    di moscone


  5. su Settembre 3, 2008 a 19:26 biancamara

    un saluto (velocissimo) a tutti


  6. su Settembre 4, 2008 a 18:35 rita

    Stan diventando più vecchie ora che non innaffi di parole la terra bianca di questo vaso da racconto cui fai ombra con le ciglia.


  7. su Settembre 4, 2008 a 23:53 biancamara

    Quanta fretta? :-)
    Sono rientrata (?) oggi, Ritù. E ho avuto tantotanto da fare…
    (ma poi non sei tu che mi dici sempre che è difficile starmi dietro a leggere? ti sto dando il modo di riposare, no? ;-)


  8. su Settembre 5, 2008 a 10:01 marta

    “Sette streghe. Sette draghi a sette teste.” …
    “Sette corvi. / Sette giorni. / Sette catenelle. / Sette magie.” (nel tuo caso anche di più, ma questo è un gran bel numero)


  9. su Settembre 5, 2008 a 14:59 gattarandagia

    vecchie ma sempre costanti, mi auguro.

    bentornata, bentrovata.


  10. su Settembre 5, 2008 a 17:13 biancamara

    :::Sì, Marta, sette è un gran bel numero (a me piace molto). Grazie (per il mio caso :-) )

    :::Gatta, costanti per fortuna. quasi inamovibili certezze. grazie.



I commenti sono chiusi.

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