
Tutto/ho distrutto/
La carta/bruciando/sì è accartocciata/dapprima/imbrunendo ai bordi/in lamine ardenti/poi/divampando/rapida/
Solo la lettera/d’amore/da ubriaco/ho conservato/
Parole scritte di getto/sicuramente bugie alcoliche/che puzzavano di vino costoso/e/di quel vino/serbavano l’urgenza sgrammaticata/di un’anima/confusa/l’alito d’uva nera/un brivido di labbra/incavi di rifugio/anche se gli ubriachi/a me/non sono mai piaciuti/per vecchie/vecchissime storie/
Ma/quella lettera/così miracolosamente scampata al piccolo rito del fuoco/l’ho perduta/l’ho smarrita /non la trovo più/
Nascosta/forse/in qualche libro/
nel buio d’un cassetto buio/
in qualche tasca/dalla fodera scucita/
in una borsa smessa/
in quell’agenda riposta sullo scaffale più alto/
e anche il suo respiro lieve/respiro di carta/bugia/inganno da volersi raccontare/storiella d’una sola notte/di cento giorni/ha smesso di mandare/l’impercettibile strillo di mancanza/
[Ti bacerei/ti bacerei/
La voce/La sirena del coprifuoco/La bottiglia molotov/Il led lampeggiante/Il conto alla rovescia/
Ti bacerei/baciando un'ombra e le mie stesse labbra/che non ho mai potuto sfiorare/perché non ci arrivavo/a toccare/me stesso/attraverso me/
Serviva un ponte/ponte del diavolo/
Una scaletta a pioli/
Un trabattello/che mi insegnassero a rendere/brevetto/la mia plateale invenzione/]
La carta/non grida più/
Se lo fa ancora/accade lontano/in un luogo che non so/un bar su un porto/dove tutti i visi sono uguali a qui/ed io esisto nel cibo dei piccioni/così lontano/così gualcito/ormai/quel vago senso di sorpresa/
Chissà/se verrà annientata/dalle mandibole voraci/dei pesciolini argentati/o se un giorno/rimettendo a posto/tra le mie carte/rispunterà fuori/la perla dall’ostrica/il souvenir/di una voce/che la corteccia/non riesce a trattenere/e dovrò usare un vocabolario/una carta geografica/una bussola/un traduttore simultaneo/per ritrovare un senso di memoria/
Perché le lettere d’amore/sono fatte di suoni incomprensibili/e tutto ammettono/fuorché le parole/le parole/le parole/



E quante parole e lettere e sillabe e consonanti e vocali evoca la memoria dinanzi a questo filo di fumo che accartoccia una regina di cuori…
quante, Rita, quante?
a che serve agire un conto? c’è un dare e avere? ci sono le colonne da riempire con file ordinate di voci e canti?
si tira la somma? si fa il totale?
in ognuno di noi, in un angolo o nella piazza principale, c’è una regina di cuori accartocciata che se la ride sotto i baffi. perchè sa bene, lei, molto bene, che dopo c’è una mano che la raccoglie, un palmo che la dispiega, e tutto ricomincia come se fosse ogni volta, la prima.
mah.
( – disse commentando il commento.)
p.s.
“le lettere d’amore, fanno solo ridere, le lettere d’amore non sarebbero d’amore se non facessero ridere… anch’io scrivevo un tempo lettere d’amore, anch’io facevo ridere…” – disse un tale.
http://it.youtube.com/watch?v=xnslQaGKj44
è che sto facendo un corso di ottimismo per corrispondenza.
mi controllano e mi monitorano anche il blog, sicché devo essere assai “solare e positiva” nei commenti, altrimenti non mi rilasciano il diploma ed io ci resterei molto male.
mi sto applicando, con disciplina e perseveranza. ce la posso fare, mi dicono. (il problema, ma quello è ricorsivo, è risultare convincente)
p.s. la conosco molto molto bene la canzone di quel tale. a memoria, direi.
io le tengo tutte in una scatola mescolate una all’altra in ordine sparso
le leggevo sempre in fretta e furia senza mai capire bene quello che volevano dire
le ho ritrovate l’anno scorso in un cassetto nella soffitta di mia madre
adesso a distanza ci capisco tante altre cose
leggere in fretta e furia non va mai bene.
la lettura dev’essere lenta, sedimentare, le parole come gocce per esser nutrimento. e la distanza, certo, aiuta. fa cambiare molte prospettive.