
sono tre giorni che il limite è stato superato. la paura risorge sui ricalchi, non c’è scampo, non c’è uscita, in questa mia prigione di pelle. ed era già notte ieri, e l’aria immobile, e niente, e nessuno, quando ho pensato, ecco-ora-muoio. non che mi dispiaccia quest’idea, non più di tanto, mi-sento-compiuta, non è questo il punto. è una questione di tempismo. solo una questione di tempismo.
e ora è tempo di sirene d’ambulanza. il racconto di una novena senza compassione, tra quei serbatoi sempre pronti a deflagrare. l’ultimo treno che ho preso è transitato a meno di trenta metri da quel gas compresso e da quella solitudine. ed erano estati di balconi, o brevi viaggi a Licola-sotto-la-graticola, da svegliarsi alle sette per arrivare a quel mare senza fondo, solo per fare piacere a lui, al suo modo di regalare quello che poteva.
ci sono volte che mi sento dentro a un miracolo, per il solo fatto di.
è una questione di tempismo. ed ora è tempo d’estate. la mia anima d’inverno, -io-sono-la-donna-del-bastone-della-pioggia-, si confonde prigioniera della pelle che arde stanca.
mi sdraio sul pavimento, il ventre adeso alla graniglia fredda, assieme-ai-gatti-sto. metto i polsi sotto lo scroscio dell’acqua, stranamente fresca per un percorso di tubi nei muri così spessi, e le braccia. le guance bruciano di febbre, sale un pianto come di sconfitta. sono le memorie del corpo, sono i luoghi del sole impietoso, stoppie e rena fina, talco di sollievo passeggero, strade vuote.
nel dedalo delle stanze in penombra mi muovo saggiando le correnti d’aria. lo so cos’è quello che si risveglia e strilla. potrei tracciarne le coordinate ad occhi chiusi.
stanotte ho passeggiato sotto un cielo che risuonava d’un azzurro intenso, poi, come in quel racconto di Michel Faber, che tanto m’impressionò, è calata giù, di colpo, un’oscurità improvvisa. una coperta nera ha richiuso ogni spiraglio e, a me, è ripreso il tremito. ho aperto gli occhi ed ho trovato un’alba di calura.
tutto ha ripreso a rotolare, io-le-stoppie-le-stanze-in-penombra-i-gatti-il-pavimento-l’ultimo-treno-
è solo questione di tempismo. e questo, d’estate, è il mio tempo di passo.



ma non si capisce se tifafi spagna o germania:-)
Ebbene, loro dicono “verrà l’estate” o “l’estate sempre torna”. E, Bianca, non lo sanno il tremito delle donne d’inverno nella calura senza riparo che spacca il ventre al melograno e sfila sul pavimento rovente il rosario dei semi acidi di vita e marci di te. Questa luce che mostra i mostri e me strega. E i roghi dei pomeriggi per ardermi e punirmi di non essere riuscita a smettere ancora. Smettermi. Dietro l’afa dei respiri accaldati che raccontano duemila e una storie intrecciate, che sommate sono uno zero che mi imprigiona e descrive e circoscrive. Le zolle smosse degli scavi che le termiti d’inverno hanno aperto nel mio sasso di carne e muscolo e parole. Che qualche ora di quest’altra maledetta estate ho gridato all’estranea che ascolta, all’uomo che mi odora e vuole e non mi sente, alle orecchie pazienti cui ho spiegato, aspetta, ora non posso, tutto non posso. E intanto dentro lo schianto e un clic che annuncia le ossa che affiorano e tutti i tempi che ho sepolto, pur sapendo che sarebbe venuta una pioggia a lavare il terreno e rendere calvo il monte su cui siedo sola tra la folla. Perché ho un solo, un solo punteruolo nel cuore. Di una vita vampira che ha sbagliato mira deviando fuori la vendetta che avrebbe dovuto infliggere a me, a me e me sola. Sola. Domani parto. Così. Come sai.
:::Ulisse, sei 1 o ti piace più “Nessuno”? Non tifo per nessuna squadra, a dire il vero, anche se, ieri, si può dire “parteggiavo” per la Espana. ma la partita è stata noiosa, la sera calda, ho dato una sbirciatina mentre disegnavo a china, chissà perché, precipitando.
:::Rita/Zarit, “smettermi” piacerebbe anche a me. così, ogni tanto, e tanto per cambiare.
le zolle smosse sono una mia costante e, dunque, pure i vermi che vengono a galla un semplice prezzo da pagare. mi trovo in una sospensione un po’ sorpresa di chi ha, di colpo, smesso di fare e ha troppo tempo – quello che prima reclamavo a gloria – ed ora mi si attorciglia addosso assieme all’aria che mi manca. mi dicono che l’adrenalina è ancora in circolo, che devo ri-prendere il senso del mio nuovo stare. su quel monte calvo anch’io siedo sola. ma è un sollievo che cerco in modo volontario.
ho bisogno di ri-trovare me. e un “noi”, dentro quel me, che mi comprenda. e va così. è così che deve andare.
domani parti. così. come so. e ti devo confessare che sorrido sotto ai baffi che non ho…
prendila così, come sai. s-volte, a volte
ma magari tu pensi che sia semplice commentarti che c’è tutta una burocrazia in questa piattaforma
prima di partire per un lungo viaggio …prova prima a commentarti da sola
io la partita non l’ho vista tcioppoccaldo
ero al festival del cortometraggio all’aperto