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[nec tecum nec sine te]

Parola di lumaca sul niente di una foglia? Non è la mia. Non ti fidare. Acido acetico in latta sigillata? Non ti fidare. E' roba adulterata. Un anello d'oro con dentro il sole? Bugie. Bugie e dolore. (Sylvia Plath)

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[S]volte

Giugno 27, 2008 di biancamara

C’era qualcosa di definitivo nello strappo della carta. Ma la lacerazione era cosa d’oggetto senza vita, era l’ultimo sassolino che pesava, inutile, nella tasca. Il cassonetto della differenziata si è spalancato come una bocca quando ha ingoiato i coriandoli e tutto quell’inutile inchiostro verde.

Cos’era? – mi ha chiesto il ragazzo.

Cos’era?

Una vecchia storia triste, – gli ho spiegato, – che non valeva a nulla conservare.

Il suo messaggio mi è arrivato che mi lavavo i denti. Dove sei? –

Sono che per te ci sono. Sono che sto per arrivare.

Sono che lo vedo quand’era bambino e io un’altra, e che oggi è un giorno che io ho già vissuto e adesso, adesso, tocca a lui.

Sono che la mia paura defluisce, simile a vapore si dissolve, perché accolgo la sua, nelle mie mani a coppa, e lui è ancora quel bambino, ed io, ancora, quell’altra.

Ogni volta è un cerchio che si chiude, lembi che si accostano e definiscono qualcosa che scompare. E sono gli anni, i tanti anni, e le mattine camminate lungo i muri coi pensieri a turbinare come un vento fastidioso, versi di poesie, e i pomeriggi piovosi e scuri, o freddi solamente, regali e grida, risate e cedimenti.

[quella volta/che/ti mettesti le mani sulle orecchie/e chiudesti gli occhi/sordo/e/cieco/mi lanciavi/il guanto della sfida/

fammi vedere/quanto/sei/forte/mi dicevi senza dire/

fammi/vedere/se/ce/la/puoi/fare]

L’ho visto pallido, che aveva dato tutto quello che poteva e dopo non ce n’era più. Ogni cosa era così ferma nel perimetro di quelle mura imbrattate di scritte, cuoricini e cazzi.

Quando ci vediamo? – mi ha chiesto all’uscita, quando è finito tutto, e lui era così pallido, troppo pallido e sudato.

Presto – l’ho rassicurato.

Ma lui non lo sa, non lo sa ancora che oggi è la porta, la linea che marca un confine, che l’ala, la mia, non può più accogliere ma solo sospingere, indicare la via per un qualsiasi cielo.

A casa sono ritornata in vespa. Il vento mi ha levato quei frammenti vetrosi dalle ciglia, mi ha asciugato la pelle delle braccia, sospendendo, per un breve tratto, la calura delle due. E verso sera, nell’ora che più amo, quella tanto rossa e densa, ci ho riprovato. In questo giorno che è stato linea di confine, che è terra che delimita l’acqua, e primo giorno della mia estate, in vespa arrivo fino al mare.

Raggiungo la rotonda d’Ardenza, mi concedo un cono da Adone, il più buono che c’è. Dalla spalletta osservo i bagnanti, mentre mangio il gelato. Ce n’è ancora più bianchi di me e, domani, non avrò vergogna per la mia carne di neve. Un uomo grasso, prima di entrare in acqua, si fa per tre volte il segno della croce. Dagli altoparlanti del bar, Bob Dylan bussa alle porte del cielo. Io ho l’impressione di non essere sbagliata. D’aver compiuto, miracolosamente, un giro attorno me stessa, mantenendo intatto il centro. Sono nel tempo, nel mio, e una stilla di quiete gocciola lungo il cono. La lecco via. me ne nutro.

Fiorisce un piccolo sorriso che riservo solo a me.

[sei andato via/voltandoti tre volte/

hai agitato la mano/nel saluto/un uomo/a dire il vero/mi parevi/anche se/io/continuo a vederti/bambino/come se/ancora/ti fossi accosto/e/assieme a te/guardassi sul libro/il labirinto di Cnosso/e pensassi/seppure per un momento/un battito di ciglia/nell’odore/di pulcino/dei tuoi fini capelli/che avresti potuto essermi/figlio/e/forse/un poco/così/è/stato]

[knocking on heaven’s door]

Pubblicato in cosìcom'è | Contrassegnato da tag paginediquotidiano | 8 Commenti

8 Risposte

  1. su Giugno 27, 2008 a 10:19 hobbs

    una nuova casa, e la stessa bella luce, dentro.


  2. su Giugno 27, 2008 a 10:40 CalMa

    Mi fa uno strano effetto (così strano che sarà 5 minuti che sono fermo su queste parole).


  3. su Giugno 27, 2008 a 13:34 biancamara

    :::hobbs, grazie. uso soltanto lampadine a basso consumo energetico, però. nel mio piccolo mi impegno a salvare il pianeta ;-) (onorata dal tuo leggermi :)

    :::CalMa, devo confessarti che anche a me fa un po’ strano. però, questa nuova casa mi piace di più. mi sento meno in piazza, mi pare più “cantuccio”, e a me piacciono gli angoli. e poi è tutto bianco. tutto pulito. (grazie per essere passato)


  4. su Giugno 27, 2008 a 13:35 biancamara

    uh! ci sono pure le faccine! che culo! :D


  5. su Giugno 28, 2008 a 07:41 francesco

    è bella la nuova casa :-)


  6. su Giugno 28, 2008 a 13:55 biancamara

    ciao Francé.
    che bello “vederti” qua (la prossima volta, t’aspetto con l’Alda). sono contenta che la nuova casa piaccia pure a te.


  7. su Giugno 28, 2008 a 17:37 aitan

    La scrittura è così. Fiorisce un piccolo sorriso che riservi solo a te. Lo scrivi, e fiorisce tutto il mondo intorno.
    (Mi vedi che sto sorridendo in mezzo a tutto questo nuovo nitore?)


  8. su Giugno 28, 2008 a 22:06 biancamara

    ti vedo che sorridi, Aitan. perché, te lo già detto, se penso a te, mi piace pensare alla faccia che ho avuto davanti nei miei giorni napoletani, quella su cui hai stampato il sorriso da offrirmi più e più volte.
    che sia un velo, poi, che (molto)altro nasconde, anche questo si sa. ma il sorriso, per questo nitore, splende…



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